interrupted city

Report:

seminar 1 : limiting the edge

Iowa State University, Rome Center – Saturday March 3, 2018

Una giornata di confronto e dialoghi sul tema delle barriere urbane, dei progetti interrotti e delle città divise. Il seminario ha la finalità di esplorare i diversi significati legati alla separazione e alla segregazione, a partire degli elementi fisici quali i muri e i grandi vuoti urbani per arrivare a considerare le barriere sociali, culturali e  politiche, osservando i conflitti  e le storie legate a territori chiusi da confini e demarcazioni.

1. Modelli urbani sospesi in un futuro possibile come illustrato nel lavoro di Jaime Correa (University of Miami School of Architecture -By Choice, not by Fate: redefining boundaries in the age of sea-level-rise ) dove viene presentata la visione di un territorio profondamente trasformato dall’innalzamento dei mari a causa del riscaldamento globale –  un nuovo paesaggio invaso dall’acqua.

Microsoft Word - interrupted city_REPORT.docxCorrea immagina nuovi modelli tipologici per abitare e nuove forme di comunità; una dimensione di New Urbanism ispirata ai nuclei autosufficienti del passato. “The architect’s imagination should never be disengaged from the global future nor his vision should ever cease providing a multiplicity of controversial proposals before the next sea-level-rise crisis starts crawling upon us. Despite the fact that the commonly used urban tactics of retreat, abandonment, and/or re-building are not design options currently on the planning table, this project is precisely grounded upon that type of investigation.”

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2.  Il muro come testimonianza e come luogo rappresentativo di un’identità rivive nel progetto installazione di Gjergji Islami (Polytechnic University of Tirana Muri: the wall around the block of foreign embassies, Tirana); il progetto prende spunto da un evento simbolico messo in atto nel 1990 da un dimostrante (Ylli Bodinaku) che, per protestare contro il regime, si schianta con un Camion sul muro di confine dell’ambasciata tedesca di Tirana aprendo un varco per l’invasione delle persone.

path-of-remembranceGjergj iIslami propone un percorso di un chilometro e mezzo, un sistema di spazi pubblici e di installazioni intorno al perimetro murato delle ambasciate per ricordare e per stimolare una riflessione sulla riconquista dello spazio urbano: “MURI is a conceptual urban intervention that brings to the attention the historical facts at the beginning of the ‘90s. The absurdity of its presence is a signal to see the barriers of the past that still model our life. MURI is an intervention that aims to regenerate an urban space by obtaining an open-air museum for a history that keeps going on”.

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3. La separazione, l’interruzione della città, il conflitto, sono il centro dell’intervento di Alessandro Camiz (Girne American University Recycling the Border: Nicosia’s Buffer Zone) che promuove l’idea di un workshop per ripensare i limiti e i contorni della Buffer zone di Nicosia (Cipro). La città è divisa dal 1964 in due parti da un confine – una linea di demarcazione chiamata green line da quando il generale Peter Young, comandante delle forze inglesi a Cipro, tracciò con una matita verde sulla mappa di Nicosia una separazione tra i quartieri greci e turchi della capitale per sedare gli scontri tra le due comunità. Questa fascia, pur essendo una zona edificata è oggi completamente disabitata , uno spazio urbano sospeso e congelato nel tempo.

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Il workshop si propone di studiare nuovi punti di contatto tra le due città, un possibile dialogo basato sulla capacità di immaginare nuove potenzialità legate agli attraversamenti della Buffer Zone e ripensare il ruolo dei checkpoint. Un lavoro complesso che vuole affermare il senso temporaneo di questa separazione e cercare gli strumenti per individuare dei fattori dinamici ed evolutivi, superando il presente e prefigurando il futuro della città.

Interrupted city rappresenta quindi l’occasione per portare avanti questa ricerca e supportare, attraverso i contributi più diversi, la preparazione del workshop stimolando nuovi approcci e raccogliendo durante l’arco di un anno i materiali per elaborare nuovi progetti e sperimentazioni.

buffer-zone-cipro1

 

4. Il rilevo dello spazio, l’indagine e la restituzione fedele delle caratteristiche fisiche dell’architettura e dei suoi confini, sono gli argomenti trattati da Giorgio Verdiani (Università degli studi di Firenze: Digital Survey for Borderline Architecture) che presenta alcune campagne di rilievo di manufatti complessi e spazi urbani che si configurano come margini costruiti.

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I bastioni fortificati di Livorno, le campagne di indagine su alcuni siti dell’antichità, rappresentano delle occasioni per sperimentare tecnologie e approcci metodologici diversi; per comprendere, interpretare e restituire la complessità dello spazio costruito.

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5. Dialoghi su Roma (Rethinking Public Space, Repairing Urban Wounds: A dialogue around Roma Interrotta, Fori Imperiali and the Tiber riverfront) con interventi di Tom Rankin (Cal Poly; sustainablerome.net ), Paolo Pineschi (Aka architettti), Jan Gadeyne (Cornell University);

lo spunto non poteva che partire da “ Roma Interrotta[1]-” e dalla difficoltà di pensare la Città in chiave contemporanea.  Carlo Argan scriveva a proposito di Roma interrotta: “l’aggettivo designa genericamente una condizione di sospensione, un arresto innaturale, intenzionale o provocato – “Roma è una città interrotta perché si è cessato di immaginarla”.

I progetti interrotti, le grandi indecisioni su Roma sono oggi una realtà su cui riflettere, un limite, una cronaca sulla quale ci si confronta non solo in ambito accademico e professionale ma anche nel quotidiano come comunità, come cittadinanza.

Tom Rankin presenta le attività di ricerca svolte e in particolare i risultati ottenuti con l’iniziativa di Piazza Tevere (Associazione Tevereterno), il fiume non solo come un luogo da ritrovare, per altro molto vissuto da romani e turisti, ma come polarità culturale dove promuovere arte, eventi e sperimentazione. “The challenge today is not growth but restraint, not reinventing the city but rethinking how we live in the cities we have inherited”

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Il Muro, i muraglioni del Tevere diventano degli enormi schermi dove mettere in atto una nuova scena urbana. L’artista è William Kentridge, l’opera, Triumphs and Laments (2016), ha un successo e una risonanza enorme; la città reagisce a questo evento, realizzato attraverso una tecnica che crea delle figure gigantesche rimuovendo la patina depositata sui muraglioni, con molto entusiasmo e partecipazione, testimoniando un dialogo possibile tra la città e l’arte contemporanea. Engaging the local community by working directly with emerging artists and musicians on a series of visual and sound experiments, exploring the theme of Rome’s greatest victories and worst defeats throughout history.”-William Kentridge, artist

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[1] Il progetto del ’78 prendeva in esame l’area descritta nella Pianta di Roma di Giovan Battista Nolli (1748), ultimo grande disegno urbano della città.Con i progetti dei dodici architetti invitati – Piero Sartogo, Costantino Dardi, Antoine Grumbach, James Stirling, Paolo Portoghesi, Romaldo Giurgola, Robert Venturi, Colin Rowe, Michael Graves, Leon Krier, Aldo Rossi, Robert Krier – fu allestita una mostra ai Mercati Traianei di Roma.Roma interrotta è diventata nel tempo una vera icona del progetto urbano, in ragione di un suo itinerario espositivo internazionale che ha toccato tra l’altro sedi prestigiose come il Cooper Hewitt Musem di New York, l’ArchitecturalAssociation di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Centro de Cultura Contemporanea di Barcellona.

Paolo Pineschi riprende il tema dei progetti interrotti e illustra come la città di Roma sia prigioniera di visioni progettuali incerte o sospese che tendono a creare vuoti decisionali e schieramenti contrapposti. Un caso emblematico  di questa situazione è l’Area Archeologica Centrale, un territorio controverso dove opposte visioni e un dibattito infinito lasciano sul campo le macerie poco comprensibili dell’antichità e della stratificazione storica, oltre che spazi inospitali.

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Intanto si continua a progettare e a promuovere idee senza una direzione di marcia precisa; come  la linea di metropolitana C che ancora non riesce a raggiungere Piazza Venezia, almeno per i prossimi anni.

JanGadeyne interviene sulla necessità di rendere accessibili e fruibili i grandi segni della città, quindi, in analogia al Tevere e all’area Archeologica Centrale, anche un monumento lineare come le mura Aureliane potrebbe ritrovare quello che ha perso ovvero,  una funzione urbana e una nuova identità magari legata ai percorsi “dolci” e alla comprensione della complessità.

 

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